Scegliere la pompa di calore è un po’ come passare dal vecchio “Nokia indistruttibile” allo smartphone: all’inizio ti chiedi “mi serve davvero?”, poi dopo non torni più indietro. In questo articolo ti spieghiamo perché ha senso e come scegliere la soluzione giusta per casa tua, con il giusto mix di tecnica, pragmatismo e un filo d’ironia (promesso: niente trauma da termodinamica).
Perché una pompa di calore? (Detto semplice)
Consumi più bassi: sposta energia dall’aria/terra/acqua all’interno invece di crearla “bruciando” combustibili. Risultato: per ogni 1 kWh elettrico consumato, puoi ottenere 3–5 kWh di calore (dipende dal modello e da come la usi).
Comfort stabile: niente “on/off a strattoni”; le migliori lavorano in modulazione, mantengono temperatura costante e ambiente più uniforme.
Versatilità: riscaldamento, raffrescamento estivo e spesso anche ACS (acqua calda sanitaria).
Aria più pulita: zero fumi in casa, meno emissioni locali.
Incentivi & bollette: spesso ci sono agevolazioni—variano nel tempo—che possono accorciare i tempi di rientro. (Nota pro: chiedi sempre un check aggiornato prima di decidere).
Come funziona (senza mal di testa)
C’è un circuito con un fluido “magico” (refrigerante) che assorbe calore da fuori e lo porta dentro casa. Un compressore lo spinge nel giro, uno scambiatore lo “scarica” all’impianto. Fine del film. Se cambi il verso, d’estate raffreschi. Quello che conta davvero è il COP/SCOP (efficienza istantanea e stagionale): più alto è, più risparmi.
Tipologie: qual è “la tua”?
Aria-Aria: un po’ come i climatizzatori evoluti. Veloci, ottime per case ben isolate e per zone miti.
Aria-Acqua: la più diffusa nelle ristrutturazioni; alimenta radiatori, fan-coil o pavimento radiante.
Acqua-Acqua: usa falda o acqua di fonte. Super performante, ma serve disponibilità idrica e autorizzazioni.
Geotermica (Salamoia-Acqua): sonda nel terreno, efficienze top e stabilità, investimento iniziale più alto.
Configurazione:
Monoblocco (tutto fuori): semplice, meno “pezzi” interni.
Split (unità esterna + interna): migliore gestione del refrigerante e spesso più silenziosa dentro.
Quando ha senso (e quando pensarci due volte)
Sì, conviene se:
La casa ha buon isolamento o lo stai migliorando.
L’impianto può lavorare a bassa temperatura di mandata (35–45 °C con pavimento radiante o fan-coil; con radiatori tradizionali si può, ma va verificata la resa).
Vivi in zona climatica non estrema o scegli una macchina adatta al freddo (pompe “a bassa temperatura esterna” con ottimo SCOP).
Vuoi integrare con fotovoltaico e magari accumulo.
Valuta alternative/ibrido se:
Casa poco isolata + radiatori che chiedono 60–70 °C per scaldare. In questi casi puoi:
Migliorare isolamento e terminali oppure
Optare per sistemi ibridi (pompa + caldaia) per i picchi di freddo.
Dimensionamento: l’arte di non “esagerare”
La tentazione di “prenderla più grande così sto tranquillo” è forte… e sbagliata. Una pompa sovradimensionata modula male, fa più cicli e consuma di più.
Cosa serve per il calcolo:
Carico termico dell’edificio alla temperatura esterna di progetto (quella “bruttina” tipica della tua zona in inverno).
Temperatura di mandata necessaria ai tuoi terminali (radiatori, fan-coil, radiante).
Profilo di utilizzo (giorni/ore, setpoint, ACS).
Regola pratica (semplificata):
Se in pieno inverno la casa richiede, ad esempio, 6 kW di potenza termica a 45 °C di mandata, cerca una macchina che li eroghi davvero a quella condizione, non solo “a 7 °C esterni e 35 °C di mandata” (le tabelle tecniche cambiano molto!).
Le 10 cose da guardare nella scheda tecnica (senza farsi abbindolare)
SCOP (riscaldamento) e SEER (raffrescamento) nelle condizioni che userai davvero.
Potenza resa a bassa T esterna (es. -7 °C) e a tua mandata tipica (35/45/55 °C).
Campo di lavoro: fino a che temperatura esterna funziona senza “drammi”.
Rumorosità (dB(A)) unità esterna e interna; occhio ai vicini (e al terrazzo…).
Refrigerante: R32 è lo standard attuale; R290 (propano) si sta diffondendo per impianti dedicati.
Pompa di circolazione e climatica: la gestione della curva climatica fa la differenza nei consumi.
Sbrinamento (defrost): frequenza e gestione; meglio macchine con logiche evolute.
Produzione ACS: temperatura massima, tempi di recupero, volume del bollitore.
Compatibilità con fotovoltaico e funzioni PV-ready (es. boost quando produci).
Connettività & monitoraggio: app decente = consumi sotto controllo (e tecnici più felici).
Radiatori, fan-coil, pavimento: chi va d’accordo con chi?
Pavimento radiante: coppia perfetta. Mandata bassa, efficienze alte, comfort top.
Fan-coil: ottimi alleati; riscaldano e raffrescano, lavorano bene con 35–45 °C.
Radiatori: si può fare! Ma verifica dimensioni e mandata necessaria. A volte basta aumentare qualche elemento o lavorare sull’isolamento per scendere di 5–10 °C e far sorridere il COP.
Integrare il fotovoltaico (la ciliegina)
La pompa di calore ama il FV. Se dimensioni bene:
Sposti parte dei consumi nelle ore di produzione (es. pre-riscaldamento e pre-carica ACS).
Con accumulo elettrico aumenti l’autoconsumo.
Con puffer (inerziale) e bollitore capiente “immagazzini” calore nei momenti giusti.
Rumore, spazi e burocrazia (le cose pratiche)
Posizionamento unità esterna: evita risonanze in cortile o sotto la finestra della camera da letto. Piedini antivibranti + corretta distanza dalle pareti = vicinato sereno.
Spazio tecnico interno: serve per bollitore ACS, puffer (se previsto), collettori e valvole.
Scarico condensa: in inverno ne produce, prevedi il drenaggio.
Permessi: in genere è manutenzione straordinaria, ma verifica regolamenti condominiali e locali.
Costi e rientro: niente “conti della serva”, ma una bussola
I prezzi dell’energia cambiano, quindi meglio usare formule semplici:
Costo annuo con PdC ≈ (Fabbisogno termico annuo / SCOP) × costo kWh elettrico
Costo annuo caldaia ≈ (Fabbisogno / rendimento caldaia) × costo kWh combustibile
Se abbassi la temperatura di mandata (grazie a terminali adeguati e curva climatica), lo SCOP sale e i conti migliorano. Con fotovoltaico, parte dei kWh te li “regali” da solo.
Portaci le tue bollette e facciamo un confronto realistico sul tuo caso (niente simulazioni da brochure).
Errori classici (da evitare come il pesto con la panna)
Sovradimensionare “per sicurezza”.
Ignorare la mandata richiesta dai terminali.
Dimenticare isolamento e spifferi (la PdC non è un mago).
Niente climatica: tenere una temperatura fissa tutto l’inverno è come guidare sempre in prima.
Nessun piano per ACS: bollitore minuscolo = docce con suspense.
Trascurare rumore e condensa.
Non prevedere assistenza e monitoraggio: se non la segui, non ti segue.
Il percorso “furbo” in 6 passi
Sopralluogo & diagnosi energetica (reali dispersioni, non “a occhio”).
Verifica terminali e temperatura di mandata sostenibile.
Simulazione economica con tariffe reali e, se vuoi, scenario con FV/accumulo.
Scelta macchina su curve prestazionali alla tua condizione, non a 7/35 “da catalogo”.
Progetto impiantistico: puffer sì/no, volume minimo, valvole, sonda esterna, regolazione.
Avviamento & taratura: curva climatica cucita su misura e monitoraggio nei primi 30–60 giorni.
E se non voglio staccare subito la caldaia?
Soluzione ibrida: la PdC lavora quando è efficiente; sotto una certa temperatura o per picchi di ACS, entra la caldaia. Perfetta per chi vuole un passaggio graduale (e per impianti ad alta temperatura difficili da convertire al primo colpo).
Domande rapide (FAQ schiette)
Funziona con il freddo vero?
Sì, se scegli un modello adatto e dimensioni bene. Esistono macchine con ottima resa anche sotto zero.
Con i radiatori classici?
Possibile, ma va verificata la resa a 45–50–55 °C. A volte bastano piccoli interventi sui corpi scaldanti o sull’isolamento.
Serve il trifase?
Dipende dalla potenza. Molte taglie domestiche vanno in monofase, ma valutiamo insieme spunto e contatore.
Si sente rumore?
Le macchine buone sono discrete. Conta molto dove la metti e come la si installa.
In sintesi (e invito cortese ma deciso)
La pompa di calore non è una moda, è un cambio di paradigma. Ma va scelta e impostata sulla tua casa, non su un dépliant patinato. Se vuoi un progetto senza sorprese, con conti chiari e comfort vero, Gruppo Impianti Ristrutturazioni può aiutarti dalla diagnosi alla messa in servizio (e oltre).
Parliamone sul concreto: portaci planimetrie, foto dell’impianto e l’ultima bolletta. Ti prepariamo un confronto personalizzato e una proposta cucita su misura — ironia compresa, errori esclusi.

